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© Ottica Bisogno 2012
Ottica Bisogno Art Gallery, Roccapiemonte, 22 novembre -31 Dicembre 2009
Dodici scatti d’autore, dodici segmenti che Roberto Pierucci ha enucleato dal privato quotidiano d’altrettante case d’Europa.
Il percorso proposto, ideato ed allestito nella raffinata Art Gallery dell’Ottica Bisogno, a Roccapiemonte, in provincia di Salerno, pur nella accentuata, a tratti violenta, esasperazione cromatica, esalta e cerca di sovvertire i sensi, le loro peculiarità primarie, l’istintività primordiale. Il gusto raffinato di “Rich Fruit Cake”, ovvero il “Tortino di Lucia” perde la sua forza dichiarata e scoperta in “Natura Viva, l’insalata di Tina” dove protagonista è lo scroscio dell’acqua appena defluita; il profumo delle baguettes sta per coniugarsi con un altro sapore più intenso nella “Colazione a Berlino: la caciotta di Maria”; il rombo dei motori delle “Macchinine di Marisa” sbilenche e di latta è sovrastato dalle percussioni stonate d’orsetti ed elefanti (“I giocattoli di Pasquale”) tra pareti viola mozzafiato e superfici d’acciaio.
Pierucci ha scompaginato tranquilli scenari, celati entro mura domestiche del resto già crollate sulle più importanti riviste patinate che si occupano di home styling o che parlano al cuore.
Ha esaltato la sensibilità tattile di dettagli o di singoli elementi: i contorni della tazza da tè, nel “Tè di Corek” o i fragranti cavolfiori dell’Insalata di Tina, il secchio di rame sospeso nel “Tramonto di Raffaele” o i vasi di vetro delle “Conchiglie di Donatella”, i “Pomodorini di Jacek” e i fiori rosati di marzapane, i petali appena caduti dalle corolle nei “Tulipani di Monica” e gli altri più corposi appena emersi dall’acqua (“La ninfea di Antonio”), sono rimarcati da profili siliconici che invitano alla presa, ad un pretestuosa immaginaria sensorialità.
In una società in cui il corpo si trasforma e cerca una dimensione oltremodo perfetta, è la foto stessa ad auto celebrarsi: la trasparenza del silicone come parossismo iconologico.
La materia sembra riappropriarsi dell’immagine, tutto in perfetta consonanza con il contemporaneo, nonostante dichiarato e scoperto sia il tributo agli anni Sessanta; gli shoots non costituiscono un nostalgico remake di Pop Art in terre segrete, piuttosto testimoniano la capacità di saper cogliere quei momenti privatissimi in cui azioni altrimenti senza apparente rilevanza, diventano sostanza e perdurano nella mente, meglio ancora si stratificano, ritornano a noi più nuove.
Allora, le “Conchiglie di Donatella” non le appartengono più: la forza poetica di Roberto Pierucci rimanda al moto perpetuo delle onde di mari nostrani o lontani, poco importa, come il “Caffè Turco da Andrzej” tradisce un rito iterato nelle stagioni della vita; resta la straordinaria magia olfattiva della “Ninfea di Antonio” a Forte de Marmi che s’apre improvvisa, prima che i “Tulipani di Monica”, rimando poetico ad una Vanitas Urbana, anzi Chic, perdano petali e colori.
Teobaldo Fortunato.